Se questo è amore, stop alla violenza sulle donne

Se questo è amore, stop alla violenza sulle donne

È il 2020, A Mazara del Vallo, una 52enne, Rosalia Garofalo, è stata massacrata di botte dal marito 54enne, Vincenzo Frasillo, dopo aver sopportato per 20 anni maltrattamenti. La donna aveva più volte denunciato il marito, anche se alcune volte aveva ritirato le denunce, per un periodo era stata ospitata da una Comunità di accoglienza e aveva deciso di separarsi dal marito ma poi aveva deciso di tornare a casa, dove poi ha trovato la morte.

Sempre nel 2020 a Mussomeli, un 27enne, Michele Noto, ha sparato alla compagna di 48 anni, Rosalia Mifsud, e alla figlia di lei, Monica Di Liberto, di 27 anni, uccidendole, prima di togliersi a sua volta la vita.  Ha sparato alla donna, più grande di lui di vent'anni, con la quale aveva avuto una breve relazione perchè non voleva rassegnarsi alla fine della storia, prima di compiere il duplice femminicidio e di suicidarsi.

Ma è impossibile raccontare tutte le storie, ma è importante ricordare.

È il 2003. Diego Armando Mancuso ha 30 anni e lavora come muratore a Milano. La sua fidanzata, Monica Ravizza, estetista di 28 anni, è incinta ma non vuole sposarlo. Lui la accoltella e dà fuoco al corpo. Viene condannato in primo grado a 18 anni, poi ridotti a 16 anni e 8 mesi, ma 5 anni dopo è fuori grazie all’indulto.Ora lavora per un’azienda comunale, ha uno stipendio e la sua vita è tornata normale.

Luca Ferrari compie 20 anni il 14 marzo 1996,va con la macchina a prendere la fidanzatina a scuola, a Reggio Emilia. Jessica ha 17 anni, quando esce da scuola sale sull’auto di un altro. Luca “non ci vede più” eppure riesce a colpirla con 43 coltellate. La condanna in primo grado all’ergastolo viene ridotta a 23 anni in appello. È libero dal 2012 (16 anni dopo il delitto). In un’intervista chiede: «Per favore, dimenticatemi: sto cercando di rifarmi una vita».

Anche Alex Maggiolini aveva 20 anni quando, il 2 marzo 1991, violenta e poi strangola la fidanzata, Rossana Jane Wade, studentessa 19enne, e ne getta il corpo nei pressi di un casello ferroviario in disuso a Fiorenzuola, nel piacentino. Condannato a 23 anni in primo grado e a 15 anni e 8 mesi in via definitiva, torna libero dopo 12 anni. In carcere si è laureato, tornato libero si sposa e compra casa a Piacenza, proprio vicino alla casa della mamma di Jane.

Massimiliano Gilardoniè tornato a vivere proprio dove abitava la donna che ha ucciso, a Bellagio, vicino ai genitori di lei. Era sposato e aspettava un figlio, eppure continuava a corteggiarla, ma Anna continuava a respingerlo e lui, il 10 aprile del 2002 la sgozza. Condannato in primo grado a 16 anni, ridotti in appello a 14 anni e 6 mesi, esce dal carcere dopo appena 2 mesi ottenendo i domiciliari in una casa di cura. Tra indulto e sconti di pena è tornato libero dopo 10 anni, ma il padre di Anna è meglio che non lo sappia.

Il padre di Barbara Bellerofonte non può crederci: quel ragazzo che lavora nel chiosco di Montepaone, un piccolo centro in provincia di Catanzaro, è proprio lui, Luigi Campise: il 24enne che due anni prima ha scaricato una raffica di proiettili sulla fidanzatina. La ragazza, appena diciottenne, muore con una pallottola nella testa dopo un mese di atroci sofferenze. Luigi viene condannato a 30 anni di reclusione, ridotti a 16 in appello. Come mai è libero e lavora nel bar al centro del paese? Il padre di Barbara lo chiede al Ministro, che invia gli ispettori e scopre che «è stata erroneamente applicata la buona condotta». Dal canto suo, Campise rilascia interviste in cui si dice pentito e pronto a pagare il suo debito: da quel giorno non è più andato a mangiare una pizza e non si è comprato neanche una maglietta.

Renato Di Felice, 53enne contabile che il 24 ottobre del 2003 uccide con due coltellate la moglie 49enne, Maria Concetta Pitasi, ginecologa, davanti alla loro figlia sedicenne. Per lui il Pm aveva chiesto 14 anni, ma il Gup gliene ha dati 6.  Poi, tra l’indulto e altre circostanze, ha trascorso in carcere solo pochi giorni e ha dichiarato che uccidere la moglie «è stata una liberazione».

Danut Daniel Barbo ha comprato il coltello con cui uccide Ofelia giusto il giorno prima, ma l’esclusione della premeditazione gli evita l’ergastolo. Nessuna premeditazione neanche per Marco Manzini, che l’11 febbraio 2009 uccide la moglie Giulia Galiotto nel garage di casa, chiude il corpo in un sacco che getta nel fiume e mette in scena un falso suicidio. Neanche Salvatore Parolisi è stato crudele quando ha ucciso Melania Rea con 35 coltellate.

Paolo Pergher, cuoco 46enne di Trento, nel mese di luglio del 2002 accoltella la moglie Rita Trettel, ottiene i domiciliari e tre mesi dopo la strangola. Oggi è libero e pubblicizza su Internet il suo ristorante albergo Edelweiss.

Aveva già tentato di ammazzarla una volta, la bella Anna Rosa, quando a luglio del 2005 l’aveva accoltellata, davanti al figlio di appena 7 anni, nell’androne della loro casa a Matera. Ma lei si era salvata e lui era stato condannato: 12 anni e 6 mesi, ridotti a 8 anni e 4 mesi con rito abbreviato. Poi gli erano stati concessi i domiciliari: a 300 metri dalla casa di lei, che così può tormentare ogni giorno. L’appello riduce ulteriormente la pena a 6 anni, e con l’indulto del 2009 Paolo Chieco è libero. L’8 dicembre 2010 la uccide. La Corte d’Assise d’appello lo condanna a 30 anni.

Loredana Colucci ha 41 anni e vive ad Albenga. Ha denunciato il marito che ha tentato di ucciderla, e lui è finito in carcere per due mesi prima di ottenere i domiciliari. Da allora ha continuato a minacciarla, e per tre volte lei lo ha denunciato. Ma per tre volte il sostituto procuratore del tribunale d’Imperia, Filippo Maffeo, dice no all’arresto di Mohamed Aziz el Mountassir detto Simone, 52 anni, giardiniere, che il 2 giugno 2015, all’ora di pranzo, massacra a coltellate l’ex moglie davanti alla loro figlia 13enne.

L’aveva violentata quando lei aveva appena 14 anni. Deborah Rizzato era poco più che una bambina, ma lo ha denunciato e mandato in galera. Tre anni dopo, Emiliano Santangelo è di nuovo libero e per 7 lunghissimi i anni la perseguita, la minaccia e la aggredisce. La mattina del 25 novembre 2005 l’aspetta nel parcheggio della fabbrica dove Deborah lavorava come operaia tessile, la investe con la macchina la uccide a coltellate.

L’aveva ridotta in fin di vita con 4 coltellate al collo, ma lei si era salvata e lui era stato condannato a 8 anni di reclusione. 10 mesi dopo era già agli arresti domiciliari. Così Luigi Faccetti, 24 anni, tende un tranello a Emiliana e finisce di ucciderla con un numero di coltellate impossibile da stabilire, forse più di 80. Condannato a 30 anni con rito abbreviato.

Asilan Agaj godeva di ottima reputazione a Cave, il piccolo centro vicino Roma dove abitava con la famiglia e lavorava in una impresa edile. In regola, una vita tranquilla e normale, una moglie e due figli. Fino a quando, il 20 ottobre 2001, sfonda a picconate il cranio della moglie, Enkelejda, 32 anni. Condannato in appello a 14 anni di reclusione, dopo 9 è di nuovo libero, conosce Brunilda e va a vivere con lei a Sutri, vicino Viterbo. L’11 novembre 2014 la uccide a coltellate.

Il 10 settembre 2011, in provincia di Venezia, Franco Manzato, 48 anni, sgozza la seconda moglie, Elena Para, con 14 coltellate. Undici anni prima aveva tentato di uccidere la prima moglie a colpi di forbice. Condannato a 28 anni di reclusione ridotti a 20 in appello. Anche Massimo Ciccarelli era stato denunciato dalla prima moglie e ha strangolato la seconda.

Luigi Alfarano era già stato incriminato pe violenza sessuale e violenza aggravata privata, ma aveva patteggiato. Federica, sua moglie, voleva lasciarlo, ma lui l’ha massacrata di botte e ha ucciso anche il figlio, Andrea, di appena 4 anni.

Deborah Ballesio aveva denunciato l’ex marito Domenico Massari ben 19 volte prima che lui la uccidesse con 6 colpi di pistola (Savona, 13 luglio 2019); Marianna Manduca aveva presentato 12 denunce contro l’ex marito Saverio Nolfo, che l’ha uccisa con 12 coltellate (Catania, 3 ottobre 2007). Monica Da Boit aveva chiesto l’intervento della pattuglia la notte in cui Giampaolo Regazzini l’ha massacrata (Verona, 14 ottobre 2005) ma non era arrivato nessuno. E ancora: Silvia Mantovani, uccisa da Aldo Cagna dopo 6 anni di minacce; Maria Carmela Isgrò, strangolata dall’ex marito Nicola Siracusa; Stefania Cancelliere, massacrata a colpi di mattarello dall’ex marito, il primario oculista Roberto Colombo cui erano state sequestrate le armi dopo la denuncia per minacce.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.

Articolo di: Valentina Rossi



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