Il colonnello più forte dell’uranio, Carlo Calcagni

Il colonnello più forte dell’uranio, Carlo Calcagni

Carlo Calcagni Ufficiale di 1° nomina alla Scuola di Paracadutismo di Pisa. Nel 1989 partecipa al concorso per pilota osservatore di elicotteri e, vincitore, frequenta il 27° Corso Ufficiali piloti militari di elicottero

Nel 1996 viene inviato in missione internazionale di pace in Bosnia-Erzegovina, di stanza a Sarajevo, in qualità di pilota osservatore e soccorritore addetto al servizio MEDEVAC (evacuazioni medico-sanitarie), come unico pilota elicotterista del primo contingente italiano, in un Paese che stava uscendo da una devastante guerra civile e dove da poco erano terminati i bombardamenti effettuati dai nostri “alleati” Americani che partivano dalle basi italiane.

In quei luoghi incontra un nemico nuovo, invisibile, senza colore, senza faccia, senza divisa, un nemico subdolo ed efficiente: l’uranio impoverito.

I proiettili rivestiti con l’uranio impoverito al momento dell’impatto con una superficie generano temperature elevatissime, al di sopra dei 3000 gradi, trasformando in aerosol qualsiasi tipo di materiale. Queste nanoparticelle, che non sono né biocompatibili né biodegradabili, hanno delle dimensioni talmente ridotte che riescono facilmente ad entrare nel circolo sanguigno attraverso le vie respiratorie, le ferite o acqua o cibo contaminati. Una volta qui possono raggiungere qualsiasi organo o apparato del corpo umano determinando danni irreparabili a causa della loro elevata tossicità.

A distanza di pochi anni dalla missione in Bosnia, nel 2002, iniziano a manifestarsi i primi sintomi. Si riscontrano inizialmente problematiche a livello epatico e disfunzione tiroidea, poi diagnosi di Sindrome Mielodisplastica Secondaria, mancato funzionamento di ipotalamo ed ipofisi, insufficienza renale cronica, riscontro di corpi estranei metallici non asportabili ed encefalopatia tossica da metalli pesanti, malattie neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla).

Le condizioni di salute sono gravi, tanto che da anni è in attesa di trapianto allogenico di midollo osseo. Le nanoparticelle dei metalli pesanti generati dall’uranio impoverito, che hanno intossicato il suo corpo, hanno intaccato e continuano a devastare gli organi.

Quotidianamente deve assumere oltre 300 compresse e praticare 7 iniezioni di immunoterapia, è costretto ad effettuare ossigenoterapia per grave ipossia tissutale 18 ore al giorno, praticare ossigenoterapia in camera iperbarica, sauna ad infrarossi per almeno 30 minuti al giorno, nonché mantenere l’ossigenazione notturna con il supporto del ventilatore polmonare.

Le vittime dell’uranio sono rientrate con le proprie gambe dalle aree di conflitto per poi soffrire assieme ai loro familiari, spesso dimenticati, in un silenzio assordante. Muoiono senza medagli e senza memoria.

A loro nessuno aveva mai detto che durante le missioni si potevamo contrarre malattie mortali per un nemico a noi sconosciuto ed invisibile.

Lo Stato però era a conoscenza del pericolo reale derivante da uranio impoverito da diversi anni prima, quando gli Americani ne testarono il pericolo letale e di questo informarono i vertici militari e politici italiani. I responsabili probabilmente non verranno mai puniti, i soldati invece continuano a morire, per aver adempito al proprio dovere.

Nonostante tutto Carlo Calcagni continua a sentire il dovere servire la Patria ed essere d’esempio, continuando ad indossare con dignità la divisa e regalando, oggi attraverso lo sport, una nuova possibilità a tutti coloro che si sentono diversi e soli.

Il colonnello Carlo Calcagni è diventato padre e un atleta paralimpico, ha vinto due Coppe del Mondo e vari titoli italiani, un esempio per tutti noi e per i nostri figli.

« Tutti i giorni. Per tutta la vita, mi alzo ogni mattina, spesso dopo notti insonni per i grandi dolori, con un unico scopo: essere di esempio e trovare le energie per salire sulla mia bici, una bici speciale, non perché è un triciclo, ma perché è la mia macchina di salvezza. »

Di seguito il link per conoscere un Uomo che non si arrende mai:
http://www.carlocalcagni.it

Articolo di: Antonio Schivardi



Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento