Shangri-La:Il popolo più longevo al mondo è indigeno e senza ospedali

Shangri-La:Il popolo più longevo al mondo è indigeno e senza ospedali

Nel 1996 John Tierney, giornalista del NY Times attirato dal mito di Shangri-La è andato a trovare i Buruscio, scoprendo il vero segreto della loro longevità. L’ignoranza. Semplicemente i Buruscio non sono in grado di computare gli anni:

Il gran segreto della longevità si è rivelato essere l’assenza di certificati di nascita. Gli anziani analfabeti non sapevano quanto fossero vecchi, e tendevano ad attribuirsi dieci o vent’anni in più. L’ho scoperto comparando i loro ricordi con eventi storici realmente accaduti. Gli Hunza non hanno un numero inusuale di centenari ho scoperto, e la loro vita tradizionale non è una formula di lunga vita. L’aria di montagna sembra pura, ma la gente ha sovente speso la sua intera vita in povere capanne di fango inquinate dal fumo dei fuochi all’aperto. Soffrono di bronchite e malattie come dissenteria, tubercolosi, malaria, tetano e cancro. La mancanza di iodio nella loro dieta causa ritardo mentale. I loro figli sono affamati quando a primavera le loro scorte alimentari calano. La durata media della vita nei loro isolati villaggi, secondo uno studio del 1986, si aggira intorno ai 53 anni per gli uomini e 52 per le donne. Le persone più in salute sono quelle che vivono in villaggi moderni vicino alle nuove strade. Lì ci sono camion che portano cibo, vaccini, antibiotici, sale iodato e stufe con ciminiere ventilate. Vicino a quella strada, l’aspettativa di vita sale

Lo stesso Tienerney ricorda un bizzarro dialogo con una vecchina, convinta della presunta “superiorità degli antichi”

 

Una vecchia donna di nome Bibi Khumari mi ha detto “La gente di oggi sono come matite. Noi eravamo come tronchi d’albero, ed i nostri figli erano così in salute nei bei tempi andati”
“Quanti figli hai?”, le chiesi
“Sedici, ma i primi 13 mi sono morti”
“Tredici morti? Ma non eravate tutti in grande salute nei bei tempi andati?”
“Sì, ma mi hanno maldetto le fate!”, rispose “Ecco perché i miei figli morivano, altrimenti sarebbero stati in salute” Si fermò, poi aggiunse con aria assente “Oggi non ci sono più le maledizioni delle fate…”

La nostalgia del passato, a volte, è un bel balocco con cui cullarsi. Ma siete sicuri di voler davvero avere nostalgia delle “maledizioni delle fate”, del tetano e della tubercolosi?

Articolo di: Antonio Schivardi



Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento

Raccomandate on line