La marcia degli orfani

La marcia degli orfani

La figura del medico e scrittore Janusz Korczak è nota in Italia soprattutto presso insegnanti e studenti di pedagogia, ma è conosciuta da almeno quattro generazioni di polacchi che spesso sono cresciuti leggendo i suoi libri per l’infanzia.

Già nei primi anni del Novecento il pedagogista polacco ritiene che il bambino sia un individuo a tutti gli effetti e che, come tale, debba potersi esprimersi ed esercitare i propri diritti come qualsiasi adulto. Ecco perché bisogna trattare i bambini con rispetto, apprezzandone intelligenza e capacità di comprensione.

È questo l’unico modo per restituire ai bambini la loro voce, evitando di soffocarne la spontaneità creativa e al tempo stesso responsabilizzandoli creando un rapporto paritario con i loro educatori. Korczak sostiene infatti che tutti i problemi pedagogici possano essere risolti solo grazie alla partecipazione attiva dei bambini e non imponendo loro dall’alto un rigido sistema di valori. Idee e principi che trovano piena conferma nella vita e nelle opere del medico e autore polacco.

Nel 1911, Korczak apre a Varsavia Dom Sierot (Casa degli orfani) un orfanotrofio per bambini di origine ebraica da lui stesso ideato e diretto, in cui lavora come volontario.

L'orfanotrofio era gestito dagli stessi bambini, che lo sostenevano grazie al loro lavoro manuale e artigianale, pianificavano il lavoro, mantenevano un governo attraverso un Tribunale e un Giornale e organizzavano attività culturali e attività di gioco.

 Negli anni ’30 il medico, nei panni del ‘Vecchio Dottore’, diviene un popolare personaggio radiofonico grazie a una rubrica sulla radio nazionale polacca. Korczak affronta questioni educative rivolgendosi ai ragazzi e ai loro genitori con un linguaggio colloquiale e comprensibile anche ai bambini.

Cinque giorni più tardi, le truppe naziste occupano la capitale e chiudono l’istituto di via Krochmalna. Korczak e i suoi duecento bambini devono trasferirsi in angusti locali del Ghetto di Varsavia. Nei quasi tre anni trascorsi all’interno di un recinto urbano affamato, sovraffollato e le cui condizioni sanitarie diventano di giorno in giorno più insostenibili, Korczak si sdoppia, occupandosi anche di un secondo orfanotrofio.

Un periodo che lo stesso dottore descriverà nelle toccanti e lucide pagine del suo Diario del ghetto. Al celebre direttore di Dom Sierot viene offerta più volte la possibilità di mettersi in salvo, ma lui sempre rifiuta di abbandonare i propri orfani al loro destino.

Nel ghetto Korczak rifletté più volte sul suicidio e sulla possibilità di una morte più umana per i bambini piccoli e gli anziani che morivano di fame nelle strade del ghetto, a una morte meno infamante di quella nelle camere a gas. Forse l’eutanasia dei neonati ne avrebbe abbreviato la lenta agonia per fame.

Igor Newerly tentò più volte di procurargli falsi documenti ariani, ma Korczak non volle abbandonare i suoi protetti, anche se la sua fama internazionale gli avrebbe probabilmente consentito di trovare riparo in uno qualsiasi dei paesi neutrali.

Nell’agosto del ’42, i tedeschi decidono di liquidare il ghetto. Korczak e i suoi duecento ragazzi non vengono risparmiati.

La mattina del 5 agosto 1942 fu deportato nel campo di sterminio di Treblinka insieme a tutti i bambini ospiti dell'orfanotrofio ebraico del ghetto di Varsavia.

I bambini uscirono dalla loro Casa vestiti con gli abiti migliori, ordinati, mano nella mano. Il corteo era chiuso dallo stesso Korczak che badava a mantenere i bambini sulla carreggiata.

Riconosciuto dagli ufficiali nemici venne trattenuto perché una tale personalità non avrebbe dovuto seguire il destino degli altri, ma egli si rifiutò di abbandonare i suoi bambini.

La loro ultima marcia verso la piazza di raccolta da cui gli ebrei vengono spinti sui treni diretti ai campi di sterminio è narrata da molti testimoni oculari. Korczak dice ai bambini che sono diretti in campagna per una gita e li fa vestire eleganti, tenendosi per mano in fila per due sotto il sole. La destinazione del loro convoglio è Treblinka, un inferno da cui non faranno ritorno.

Korczak era alla testa del corteo. Senza cappello, con gli stivali militari, si racconta portasse in braccio due bambini. Alla marcia presero parte 192 bambini e dieci educatori, fra cui la pedagoga braccio destro di Korczak, Stefania Wilczyzska.

Articolo di: Antonio Schivardi



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