Viene arrestato Enzo Tortora

Viene arrestato Enzo Tortora

È il 17 giugno del 1983. I carabinieri irrompono in una stanza dell’hotel Plaza di Roma. C’è un uomo. Un uomo famoso, quando appare in televisione mezza Italia si ferma a guardarlo.

Si chiama Enzo Tortora, quell’uomo.

Il 17 giugno di quell’anno è come se l’intero universo gli caschi addosso. Lo arrestano, e si trova incollati reati da far tremare le vene ai polsi: lo accusano di essere un “cumpariello” della camorra legata a Raffaele Cutolo; lo accusano di essere un “cinico mercante di morte”, uno spacciatore di cocaina… Dopo, ma solo dopo, dopo “tanto dopo” si saprà che è stato arrestato per “pentito preso”; che non c’è ombra di prova, di indizio, non c’è nulla.

Il 3 maggio del 1987 Leonardo Sciascia sul quotidiano spagnolo “El Pais” annota:

« Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario – divisa tra “innocentisti” e “colpevolisti” - in realtà la divisione è tanto sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, quanto per impressioni di simpatia o antipatia.

Ed è, aggiunge Sciascia come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Quello per settimane, mesi, è il cosiddetto “caso Tortora”: chi detesta il suo modo di fare televisione, lo ritiene colpevole; chi ai suoi programmi è affezionato, lo ritiene innocente. Questo con buona pace della legge, del diritto; e, diciamolo, della giustizia, parola spesso vuota, in questo caso, più di sempre.»

Articolo di: Antonio Schivardi



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