Morire a 15 anni per 2 euro l’ora

Morire a 15 anni per 2 euro l’ora

Il 5 luglio del 2006 Giovanna Curcio era arrivata puntuale al lavoro alle 8 di mattina, aveva 15 anni è lavorava in nero per meno di 2 euro l’ora cucendo materassi in uno scantinato.

Quando scoppiò l’incendio era alla macchina da cucire insieme ad Annamaria Mercadante, alla quale era molto legata nonostante la differenza d’età: adolescente l’una, 49 anni l’altra. A cucire cuscini e materassi c’erano pure altre due operaie: Anna Maria Panico e Loredana Monaco.

Fu lei ad accorgersi delle prime fiamme, scatenate forse dal corto circuito di una ciabatta elettrica che sarà trovata carbonizzata. 

Le fiamme divamparono, improvvise, verso le 10,30 del mattino: Anna Maria Panico e Loredana Monaco riuscirono a scappare, così pure Biagio Maceri che si trovava in compagnia di un amico. Giovanna Curcio rimase invece dentro, intrappolata dai materassi accatastati o forse tornata indietro per aiutare Annamaria Mercadante, come sostiene suo padre. 

Le fiamme furono domate solo alle cinque del pomeriggio. I vigili del fuoco riuscirono soltanto a evitare che esplodessero, con conseguenze devastanti, le dieci bombole di gas (sei da 15 chilogrammi, piene, e altre quattro da 10 chilogrammi, vuote), messe in fila davanti alla porta d’ingresso, accanto a fusti vuoti di colla e diluenti.

Quando riuscirono a entrare nel garage completamente distrutto, alle 16,50, trovarono Giovanna e Annamaria esanimi nel piccolo bagno con una finestrella in alto di 30 centimetri per 30, ustionate ma solo dopo il decesso avvenuto per soffocamento, come accerterà l’autopsia.

Tutti in paese sapevano della fabbrica abusiva, comprese le istituzioni. I vigili locali l’avevano multata per non aver pagato alcune imposte comunali ma non avevano certo chiamato l’ispettorato del lavoro o fatto una denuncia, mentre il sindaco di un comune vicino era la persona che aveva “procurato l’impiego” a Giovanna.

Il titolare Biagio Maceri verrà condannato nel maggio 2014 a 8 anni, latitante dopo la condanna verrà arrestato e recluso nel dicembre 2014.

Qualcuno perfino giustifica Maceri, “rovinato” dal rogo, con una motivazione che può comprendere solo chi vive in un paese dove la maggioranza dei giovani emigra o rimane disoccupata: “Almeno con lui si lavorava”.

Articolo di: Antonio Schivardi



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