Le vere origini della crisi Greca

Le vere origini della crisi Greca

I guai greci non si sono originati con Angela Merkel, ma in un'epoca in cui la cancelliera tedesca era una giovane ricercatrice nella Germania Est.

"Nel 1981 quando la Grecia entrò nell’UE, aveva un surplus di bilancio, esisteva l’industria manifatturiera, possedeva una grossa industria navale, il settore minerario contribuiva per il 5 per cento al Pil e naturalmente esistevano una fiorente agricoltura e un discreto turismo,” racconta Yannis Halikias, professore di economia applicata presso l’università di Atene e consulente dell’associazione Panellenica degli esportatori.

All’inizio degli anni Ottanta la Grecia aveva un modesto debito pubblico, pari al 28 per cento del Pil, dopo 10 anni nel 1990 arriverà al 98% poi 126% che diventò il punto di rottura per la sostenibilità del rischio del credito.

Tutto inizia proprio dopo l'ingresso in EU e le elezioni del 1981 con il  primo ministro Andreas erede di una celebre famiglia, i Kennedy dell'Egeo, i Papandreou.
Andreas giunse alla vittoria elettorale nel 1981, occupando il posto di primo ministro come suo padre Georgios negli anni '60 e come poi farà suo figlio nel 2009.

Il partito che aveva fondato, il PASOK, partito socialista, era, a differenza degli altri partiti socialdemocratici europei, intriso anche di un profondo nazionalismo e populismo che vedeva come prioritaria una rivalsa della Grecia nei confronti del resto d'Europa.

Con grandi promesse di benessere e di sradicare anche in Grecia la povertà assieme alla retorica nazionalista molto spesso anti-americana e anti-capitalista e a una retorica anti sistema, la vittoria alle elezioni del 1981 fu facile.

Furono subito intraprese misure di imponente spesa pubblica: il salario minimo fu alzato del 40%, le pensioni minime, legate a questo salario di base, seguirono lo stesso trend, e l'aumento fu massimo nelle pensioni agricole, non legate ad un fondo contributivo; inoltre come in Italia fu allargato l'accesso a queste pensioni da coltivatori diretti anche alle donne con qualche legame con l'agricoltura. Inoltre furono varate, sempre al fine di un consenso elettorale, una serie di misure di sostegno ai redditi più bassi non sostenibili da un'economia oramai basata tutta sul debito.

Ciò ebbe un enorme impatto su un Paese ancora molto agricolo.

Fu creato un sistema sanitario nazionale nel 1983 sul modello di quello italiano del 1978, ma al contrario dell'Italia non furono aboliti i tanti fondi sanitari pre-esistenti, con conseguente moltiplicazione dei costi. Molti più medici furono assunti con grandi aumenti di salario.

Furono inoltre varati piani di assistenza diretta a varie categorie di cittadini, in particolare le donne.

Dopo due anni tra il 1985 e il 1987 di moderazione, la quale fece calare dal 23% al 15% l'inflazione, l'esigenza di non perdere le elezioni del 1989 fece riprendere la spesa allegra.

Il risultato come vediamo di seguito fu che la spesa primaria passò dal 24% al 43% del PIL, mentre le entrate salirono molto meno, dal 20% al 27%, visto che non fu fatto nulla per combattere l'evasione e l'elusione fiscale che anzi il sistema clientelare fomentò maggiormente.

Non è difficile immaginare quindi come il debito sia decollato dal 22% del 1980 al 98% del 1990.

A causa dei tassi al 12% in media, lo Stato greco nel 1990 dedicava il 15% del PIL al pagamento degli interessi.

L'inflazione media rimase al 18% di media per tutti gli anni '80, quando in Italia per esempio si era scesi già dal 1985 al 5-6%.

Il clientelismo divenne quindi dagli anni 80 una pratica strutturale, favorito dal bipartitismo ormai creatosi fin dalle elezioni del 1981. Il grande numero di assunzioni nel settore pubblico in quegli anni fu effettuato tramite la lottizzazione politica: con la concessione cioè di un lavoro pubblico a chi era fedele al PASOK prima o a Nuova Democrazia dopo, con la distribuzione di posti a chi proveniva dal determinato feudo elettorale del potente di turno in vari settori della pubblica amministrazione, naturalmente divisa in aree di influenza tra i colonnelli dei due partiti politici, in un sistema di lottizzazione che in fondo anche noi italiani conosciamo bene.

Essendo la meritocrazia un concetto inesistente, il clientelismo ha plasmato lo stato greco come una roccia sedimentaria con i diversi strati corrispondenti alle assunzioni fatte negli anni di vittorie elettorali dei due diversi partiti, e tutti i livelli, in particolare quelli più alti della pubblica amministrazione, che hanno visto promozioni dipendere solo dalla fedeltà politica e non dalla competenza.

Portarono qualche vero beneficio queste misure di Papandreou? A osservare i numeri no, gli anni '80 furono in Grecia una decade perduta la produttività calò e aumentò la disoccupazione.

Si noti soprattutto l'altissima inflazione, provocata dal fatto che questa spesa facile e queste assunzioni nel pubblico crearono una classe sociale consumista desiderosa di beni di consumo avanzati, che però la Grecia non produceva e così le importazioni decollarono.

Negli anni '80 la Grecia esportava il 25% di quanto prodotto, ma la quota di prodotti importati tra quelli consumati decollò dal 30% al 57%, con le conseguenze che vediamo sull'inflazione.

Il resto è poi storia recente, cioè la tragedia greca che conosciamo.

Articolo di: Il Memoriale



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