Emblema della Repubblica Italiana

Emblema della Repubblica Italiana

La genesi dell'emblema ha inizio il 27 ottobre 1946 quando il secondo governo De Gasperi, primo esecutivo repubblicano del Paese, decise di istituire una commissione presieduta da Ivanoe Bonomi per la creazione di un simbolo identificativo della neonata Repubblica Italiana in sostituzione dell'ormai obsoleto stemma del Regno d'Italia.

Venne deciso di bandire un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini per rendere più corale possibile la genesi dell'emblema. Il tema del futuro stemma fu libero con pochi vincoli alle proposte: bando assoluto ai simboli di partito e obbligo d'utilizzo della Stella d'Italia perché «ispirazione dal senso della terra e dei comuni». Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10 000 lire.

Risposero al concorso 341 candidati, che inviarono 637 bozzetti in bianco e nero.

L'emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne però riscontri favorevoli, venendo definito "non idoneo allo scopo" e – spregiativamente – "una tinozza".

Fu quindi istituita una seconda commissione, questa volta presieduta Giovanni Conti, che bandì radiofonicamente un secondo concorso; questa volta l'orientamento fu quello di privilegiare elementi legati all'idea del lavoro. 

A questo secondo concorso presero parte 96 persone, alcune delle quali artisti di professione, che realizzarono, nel complesso, 197 bozze. I 197 disegni originali del secondo concorso sono custoditi all'interno dell'archivio storico della Camera dei deputati.

Ancora una volta risultò vincitore Paolo Paschetto, questa volta all'unanimità, la cui proposta venne tuttavia rivisitata dalla commissione per correggerne i connotati araldici, politici e pratici: il risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, e circondata da un ramo di ulivo e da uno di quercia.

Approvato dall'Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948 dopo un acceso dibattito, lo stemma finale venne ratificato definitivamente, previa modifica dei colori, il 5 maggio successivo, dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola con decreto legislativo n. 535 per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°122 del 28 maggio 1948.

Articolo di: Antonio Schivardi



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