La strage di Monongah in miniera l'ecatombe degli italiani

La strage di Monongah in miniera l

A Monongah il 6 Dicembre 1907, esplosero due pozzi carboniferi e perirono almeno 500 Italiani nel maggiore disastro minerario americano, il più grave in assoluto nella storia estrattiva, ricordato con il nome della località USA vicina al luogo dell’esplosione.

Monongah era un centro minerario con circa 3mila abitanti e una numerosa colonia italiana.

Lavoravano sia adulti che bambini, gli adulti guadagnavano 10 centesimi l'ora, i ragazzini ricevevano una mancia legata alla quantità di carbone che portavano in superficie. Vivevano in baracche di legno ricoperte di carta catramata, in dieci per stanza, pagando anche dieci dollari al mese, metà dello stipendio.

Il 5 Dicembre 1907 le miniere 6 e 8 erano rimaste chiuse per via della festa congiunta (oggi diremmo, “ponte”) di San Nicola e Santa Barbara. La Fairmont Coal Company, sussidiaria della Consolidation Coal Company, per risparmiare non mantenne in funzione il sistema di aerazione.

L’esplosione delle ore 10:30 del mattino del 6 Dicembre, in quel momento c'erano dentro quasi mille persone, moltissimi italiani. Sopravvissero in cinque, per gli altri non ci fu scampo. Il boato si sentì a trenta chilometri di distanza. Ci vollero molti giorni per recuperare i corpi, che erano carbonizzati e sfigurati, in gran parte irriconoscibili.

Alla fine soltanto 362 ebbero un nome e il diritto alla lapide. Gli altri ebbero sepoltura comune, o rimasero sotto il carbone.

Articolo di: Antonio Schivardi



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