Pertini, rientrato con documenti falsi in Italia, rifiuta di evadere dal carcere

Pertini rifiuta di evadere dal carcere

Durante la prima guerra mondiale, Pertini combatté sul fronte dell'Isonzo, e per diversi meriti sul campo gli fu conferita una medaglia d'argento al valor militare nel 1917.

Perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all'esilio in Francia per evitare l'assegnazione per 5 anni al confino dove continuò la sua attività antifascista.

Rientra in Italia sotto falso nome, il professor Nicola Durano, un signore che esisteva davvero, funzionario del ministe­ro della Pubblica Istruzione che dopo l’8 settembre era fuggito da Roma.

Viene quindi arrestato e il 24 gennaio 1944 Pertini era chiuso nel carcere di Regina Coeli di Roma, insieme a Giuseppe Saragat e altri detenuti antifascisti, condannati a morte.

Giuliano Vassalli, un padre del diritto, organizzò una clamorosa evasione, mascherata da scarcerazione attraverso documenti e certificati falsi. Pertini disse “io non mi muovo di qui, se insieme a me e Saragat non escono anche gli altri compagni”. E così fu.

“Non volevo avere sulla coscienza tutta quella gente che dopo la nostra fuga sarebbe stata fucilata, il rimorso mi avrebbe tormentato per tutta la vita” dirà anni dopo rievocando quella fuga rocambolesca.

Vassalli pagò cara la sua audacia: fu catturato dalle SS e torturato a lungo a Via Tasso e soltanto la liberazione di Roma lo salvò dalla fucilazione.

Articolo di: Il Memoriale



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