I ragazzi del Rugby La Plata

I ragazzi del Rugby La Plata

La sede della squadra - uno dei club più antichi del rugby argentino - è a Gonnet, alle porte di La Plata, novanta chilometri da Buenos Aires.

Una sede carica di storia con una targa che ricorda i giocatori del La Plata ammazzati o svaniti nel nulla durante gli anni della dittatura: diciassette giocatori, una intera squadra, eliminati uno dopo l' altro dal regime dei militari a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Tutto era cominciato con dieci minuti di silenzio, una domenica di aprile del 1975. Hernan Roca, mediano di mischia della terza squadra, era stato rapito e ammazzato pochi giorni prima. Non faceva politica, in testa aveva solo lo studio ed il rugby. Lo avevano prelevato da casa gli incappucciati scambiandolo per suo fratello Marcelo che stava con i Montoneros, il gruppo radicale della sinistra peronista. Quando si erano accorti di avere preso il ragazzo sbagliato, se n' erano liberati ammazzandolo.

La domenica dopo il La Plata giocava in campionato contro il Champagnat. Andarono in campo con gli occhi rossi e chiesero di fare un minuto di silenzio per il loro mediano. Venne dato il calcio d' inizio, poi l' arbitrò fischiò di nuovo. Ma quando finì il minuto nessuno si rimise a giocare. Ne passarono due, ne passarono tre. Dieci minuti così, fermi sull' erba. Interminabili. Sapevano che era un rischio ma pensavano che era impossibile che avrebbero ucciso un’intera squadra di rugby solo per questo. Ma non fu così.

Nel giro di due anni la furia cieca di Videla e degli altri generali che con lui compongono il famigerato “triumvirato”, decimano l’ intero club bonaerense, tutti del primero equipo, della prima squadra, tutti amici tra loro, tutti (o quasi) studenti di architettura spariscono uno dopo l’altro. E insieme a questo gruppetto, svaniscono le compagne, le mogli (una, incinta, verrà liberata un mese dopo), le amiche.

Dice Barandarian, il sopravvissuto: «Mi chiedo da sempre come sia accaduto che siamo stati l' unica squadra a soffrire tutto questo in una percentuale così alta. Quando iniziammo a giocare a rugby, alla fine degli anni Sessanta, eravamo da poco usciti dal Collegio Nazionale, che dipende dall' università di La Plata. Credo che quella formazione da scuola pubblica ci abbia segnati: eravamo tutti ragazzi attenti a quello che accadeva intorno a noi, e fare politica fu una scelta naturale. I vertici della società si rendevano conto di quel che accadeva in spogliatoio: ma non ci hanno mai chiesto niente, né ci hanno mai discriminato».

E Pablo, il figlio di Balut: «Anche oggi, poco lontano dal campo del La Plata c' è una favela. Ecco, credo che mio padre e i suoi compagni sapessero guardare cosa c' era fuori dal campo da rugby».

Articolo di: Pietro Frattini



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