Icmesa, cronistoria del disastro di Seveso

Icmesa, cronistoria di un disastro

«Erano circa le 12 e mezzo del 10 luglio dall’Icmesa, una fabbrica vicino Seveso si solleva una grande nube biancastra, poi, il vento la spinge verso la città. Non si riusciva a respirare, bruciavano gli occhi. Il giorno dopo le foglie delle piante, i fiori, erano già rinsecchiti, come bucherellati da una grandine microscopica». Così raccontava al Corriere un cittadino di Seveso.

Nello stabilimento chimico Icmesa, una reazione incontrollata in un settore dell’impianto fa salire la temperatura oltre i 500 gradi e scoppiare le valvole di sicurezza di uno dei reattori, causando il rilascio di un micidiale vapore chimico nell’atmosfera: è il triclorofenolo, un fungicida che sopra i 150 gradi si trasforma in tetracloro-dibenzo-diossina (Tcdd), varietà particolarmente tossica di diossina.
 
Mentre gli operai si rifiutano di continuare a lavorare nello stabilimento, il sindaco di Meda ordina la chiusura dell’Icmesa e il pretore di Desio apre un’inchiesta che porterà all’arresto del direttore dell’impianto e del suo vice per disastro colposo. «Per quel poco che ne sappiamo» commenta il sindaco di Seveso in una riunione d’emergenza «la sostanza che ha infestato il quartiere San Pietro (Seveso) ha la tendenza ad accumularsi nell’organismo umano soprattutto nel fegato. È quindi indispensabile stabilire quali siano i limiti di tolleranza al tossico».
 
Nelle settimane successive al disastro l’intera area colpita viene militarizzata e mappata in tre zone sulla base della contaminazione dei terreni, ma solo il 26 luglio le autorità locali decideranno di evacuare gli abitanti, ormai largamente esposti alle polveri tossiche e in numerosi casi già vittime degli effetti terribili della contaminazione, in primis dal punto di vista dermatologico con manifestazioni di cloracne — una malattia che procura pustole di difficile e lentissima guarigione — oltre a numerosi aborti spontanei tra le gestanti.
 
L’accordo per il risarcimento tra Givaudan-La Roche, Governo e Regione, viene raggiunto nel marzo del 1980, dopo una trattativa iniziata dal presidente della Regione lombarda Cesare Golfari e durata oltre un anno: 103 miliardi e 630 milioni di lire complessivi, di cui 7 miliardi e mezzo allo Stato e 40 miliardi e mezzo alla Regione per le spese di bonifica sostenute nei diversi anni, e altri 70 a carico della società svizzera per programmi di bonifica e ricerca. Parallelamente, tramite un ufficio di Milano, la Givaudan-La Roche liquida oltre migliaia di pratiche con i privati cittadini, per un totale di oltre 200 miliardi di lire. In questo senso il caso di Seveso segna uno spartiacque, perché mai prima di allora si era riusciti a ottenere un riconoscimento sostanziale di responsabilità, anche se la transazione farà venir meno il procedimento giudiziario intentato dalla Regione e dalla Procura di Monza.
Articolo di: Filippa Marinetti



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