Il medico che inventò il morbo di K e salvò centinaia di ebrei

Il medico che inventò il morbo di K e salvò centinaia di ebrei

La storia del prof. Giovanni Borromeo (1898-1961), medico, dal mondo ebraico riconosciuto “Giusto” fra le Nazioni, il 2 marzo 2005.

Durante l’occupazione nazista, con rischio della vita e in osservanza al Giuramento d’Ippocrate, il prof. Borromeo riesce a salvare la vita di oltre un centinaio di ebrei romani, inventando una malattia per la quale ricoverarli, che chiamerà Morbo di K (K sta indifferentemente per Kesserling o per Kappler), con i suoi sintomi, il suo decorso, il temuto contagio (pericolosissimo!), gli eventuali esiti permanenti.

Solo un medico veramente padrone della scienza può arrivare a tanto, al punto da sostenerne l’esistenza anche in contraddittorio con altri medici.

Una mattina di fine ottobre 1943, un ragazzino arriva di corsa in Ospedale, chiedendo del Primario: “Stanno arrivando due camion di tedeschi per circondare l’intera struttura e controllare i malati”. Subito dopo, arriva uno dei due camion, che sosta in attesa del secondo che inspiegabilmente tarda.

Ricoverati nel reparto “K”, oltre a un numero consistente di ebrei ci sono anche diversi polacchi sfuggiti alla prigionia tedesca, che non conoscono una sola parola d’italiano. Il primo camion riparte alla ricerca del secondo che arriva poco dopo. La perfetta organizzazione tedesca pare essersi inceppata. Ci vuole più di mezz’ora prima che entrambe le squadre siano pronte al blitz. Tutto ciò è un insperato vantaggio per il prof. Borromeo che passa in rassegna tutti gli affetti dal morbo: “Non dite una parola nemmeno se interrogati, ci penso io, abbiate fiducia”. Con i polacchi fa da interprete Fra’ Maurizio.

Ora le SS sono pronte, circondano e presidiano l’Ospedale. Insieme all’ufficiale in uniforme nera ce n’è un altro, un medico della Wehrmacht e un interprete altoatesino.

Scrive l’Autore di queste pagine, figlio del prof. Borromeo: “Papà li accoglie con il miglior sorriso che riesce a sfoderare. Parla fluentemente la loro lingua che ha studiato fin da bambino e che ha perfezionato in seguito… Comincia un’accurata ispezione. La gravità del Morbo di K è scientificamente illustrata.

Papà ne descrive i sintomi, l’estrema incertezza di una possibile guarigione, il terribile contagio che lo accompagna, i gravi esiti permanenti. Mostra le cartelle cliniche e chiede all’ufficiale medico di visitare egli stesso i malati, ma il quadro che ne ha fatto terrorizza i tedeschi che cominciano a tenersi alla larga dai degenti… Di fatto poco dopo se ne vanno.

Articolo di: Pietro Frattini



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