La bicicletta di Bartali, un eroe che salvò 800 ebrei

La bicicletta di Bartali, un eroe che salvò 800 ebrei

Tra il 1943 e il 1944 Gino Bartali, uno dei più importanti nomi nella storia del ciclismo, salva oltre 800 persone trasportando documenti falsi nel tubo della sua bicicletta.

Negli anni più bui della guerra il cardinale Elia Dalla Costa, amico di Bartali, aveva chiesto al corridore se era disposto a fare da messaggero ‘alato’ in una rete clandestina di soccorso per i perseguitati dai fascisti e nazisti: si trattava di portare da Firenze ad Assisi, nascosti nella canna della bicicletta, fotografie e materiale per preparare documenti d’identità falsi per coloro che erano costretti a lasciare il paese o che dovevano viverci sotto altre spoglie, in particolare i cittadini ebrei, i perseguitati politici o i partigiani.

Nell'autunno del '43 Bartali venne arrestato dalla polizia fascista: a Firenze c'era il temutissimo comandante Mario Carità, persona crudele e spietata - racconta Dini Gandini -. Venne fermato ma nessuno ispezionò la sua bicicletta: grazie a questa 'dimenticanza' il campione si salvò.

"Chiamandosi Bartali - racconta il figlio - era naturale che lo vedessero in giro, perché pensavano che si stesse allenando. E quindi, anche se lo fermavano, sia la polizia italiana che la Gestapo, lo facevano per chiedergli delle curiosità sul ciclismo: non immaginavano certo che lui, nella canna della sua bicicletta, nascondesse dei documenti falsi, altrimenti sarebbe stato fucilato sul posto".

Il grande ciclista al figlio Andrea disse anche: “Il bene si fa ma non si dice e sfruttare le disgrazie degli altri per farsi belli è da vigliacchi” e infatti non disse nulla.

Solo nel 2013, le eroiche gesta di Bartali vennero riconosciute.

Articolo di: Valentina Rossi



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