Muore in povertà Laszlo Biro, l’inventore della penna biro

L’inventore della penna biro

Laszlo Jozsef Biro, ispanizzato in Ladislao José Biro, è (tra gli inventori famosi morti poveri) colui che progettò uno degli strumenti che più usiamo al giorno d’oggi: la penna a sfera.

Di origine ungherese (nacque a Budapest nel 1899) studiò prima Medicina (scoprendo, tra l’altro, di avere un certo talento per l’ipnosi, cosa che apprezzarono diversi medici, che cominciarono a rivolgersi a lui per farsi aiutare con i loro pazienti) per dedicarsi poi ad alcune sue passioni: fece il pittore, lo scultore, il giornalista e il pilota d’automobili.

Fu proprio il dover scrivere parecchio che indusse Biro a cercare qualcosa che fosse più pratico di una comune stilografica, che oltre a macchiare di continuo necessitava di frequenti ricariche: osservando dei bambini giocare con le biglie, notò che queste, rotolando sull’acqua, lasciavano una scia uniforme e regolare. Perché non applicare quel principio anche ad una penna?

Dopo diversi tentativi, e con l’aiuto del fratello Gyorgy, Biro mise a punto il suo prototipo – una piccolissima sfera su cui scorreva l’inchiostro, fatta di acciaio, e messa in una cavità alla fine di un tubo stretto che conteneva l’inchiostro – e dopo poco tempo brevettò la sua penna.

In Argentina (dove si trasferì rimandendovi fino alla morte) brevettò un nuovo prototipo e, dopo averne ceduto la licenza al Governo Britannico prima e alla statunitense Eversharp Faber dopo, tornò a dedicarsi alla pittura. In realtà, gli affari per Biro andavano male: la penna aveva costi di produzione molto alti e, all’inizio, non ebbe grande successo; questo tuttavia non impedì ad un certo Marcel Bich (che, di fatto, ha reso celebre nel mondo la penna a sfera) di acquistarne il brevetto, per produrre esemplari più pratici usando materiali meno costosi.

Ladislao Biro, che mise a punto un’invenzione che rivoluzionò, da quel punto in poi, il modo di scrivere, non godette affatto dei proventi della sua trovata: negli anni successivi ebbe una vita assai modesta, dedicandosi quasi esclusivamente alla pittura. Mise a punto un centinaio di invenzioni (tra cui il prototipo di una lavatrice e un cambio meccanico automatico per auto) che non gli permisero tuttavia di morire nell’agio: probabilmente per via della sua incapacità nel gestire gli affari, non si arricchì mai (a differenza di Bich) con la sua invenzione e morì (quasi) povero a Buenos Aires il 24 ottobre 1985.

Articolo di: Pietro Frattini



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