Gli inventori del bike sharing

Gli inventori del bike sharing

Uno dei sistemi di condivisione dei trasporti più diffuso al mondo, il bike sharing, fu inventato più di mezzo secolo fa da un gruppo di anarchici, ma non fu un successo.

Oggi è utilizzato in centinaia di città al mondo – decine anche in Italia – e di recente ha raggiunto nuovi mercati con l’invenzione del free floating, un sistema per lasciare la bici dove si vuole anziché nelle apposite stazioni. Ofo, il più importante servizio di bike sharing al mondo, gestisce più di 10 milioni di bici in duecento città e secondo le stime degli analisti vale più di un miliardo di dollari.

Ed è iniziato tutto il 28 luglio 1965 ad Amsterdam, grazie a un gruppo di squinternati.

La notte precedente un gruppo anarchico olandese di nome Provo aveva distribuito dei volantini che annunciavano la fine del «regno dell’asfalto della borghesia motorizzata». Il giorno dopo Roel van Duijn e Luud Schimmelpennink, due attivisti di Provo, verniciarono di bianco tre biciclette nere nella Spui, una piazza nel centro di Amsterdam.

Nei giorni successivi diverse altre bici furono dipinte di bianco e lasciate libere in giro per la città; «la bici bianca è il nuovo sistema gratuito del trasporto comunale», si leggeva su nuovi volantini distribuiti da Provo.

L’esperimento fallì presto: l’Economist racconta che la polizia olandese sequestrò le bici bianche sulla base di una legge del 1928 secondo cui ogni bici doveva avere un lucchetto.

Citylab, la sezione dell’Atlantic che si occupa di trasporti e urbanistica, scrive che Provo abbandonò l’esperimento dopo che la maggior parte delle bici venne rubata o danneggiata.

Articolo di: Pietro Frattini



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