In Italia non ci sono Gay

In Italia non ci sono Gay

Il Codice Rocco (o codice penale Italiano), promulgato il 19 ottobre 1930 dall’allora guardasigilli di Mussolini e tuttora in vigore, non conteneva una specifica normativa omofobica.

Questo lo differenziava, ad esempio, dal testo tedesco, che perseguiva in modo esplicito i gay. Nel 1927, quando il codice italiano era ancora in fase di bozza, Alfredo Rocco aveva inserito l’articolo 528, che prevedeva per i “colpevoli di relazioni omosessuali” la detenzione fino a tre anni.

Alla fine si decise di togliere la norma, e il motivo non fu certo l’improvvisa apertura mussoliniana ai diritti: prevedere il reato di omosessualità significava ammettere l’esistenza dei gay in Italia e questo era considerato inaccettabile.

“La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore”, spiegava in una nota la Commissione Appiani, chiamata a esprimersi sull’attuazione del nuovo codice, una frase che ricorda la più recente dichiarazione di Putin sull’assenza di Gay in Russia.

Sull’omosessualità in Italia ci si tappò gli occhi, ma per stare tranquilli la Commissione aggiunse che “nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore”. Nel caso ci si fosse imbattuti in un omosessuale, insomma, ci sarebbe comunque stato modo di procedere.

Per quanto l’Italia, da quel che dicevano le istituzione fasciste, non fosse un Paese per omosessuali, nel corso degli anni Trenta centinaia di persone vennero arrestate, schedate e incarcerate per questo motivo.

Articolo di: Pietro Frattini



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