Il ponte di Brooklyn, la sfortunata storia del suo progettista

Il ponte di Brooklyn, la sfortunata storia del suo progettista

Era il 24 maggio del 1883 quando 250mila persone attraversarono per la prima volta il ponte di Brooklyn, uno dei simboli della Grande Mela, che collega le due città di Brooklyn e New York, all’epoca separate dal fiume East River.

Un fiume reso celebre ai giorni nostri dalle gomme da masticare. La cerimonia di inaugurazione fu presieduta da Chester A. Arthur, ventunesimo Presidente degli Stati Uniti d’America e dal Governatore di New York Grover Cleveland.

John Roebling l’ingegnere artefice del progetto non fece in tempo a vedere compiuta la sua opera (un autentico visionario che pensò di realizzare un ponte sospeso, utilizzando dei cavi d’acciaio per sorreggerlo). Roebling morì infatti a causa del tetano, dopo una ferita riportata in cantiere.

Anche suo figlio Washington morì prima dell’inaugurazione, per un’embolia causata dalle immersioni nelle camere di scavo sottomarine. Dopo aver lavorato sott’acqua, emerse troppo velocemente e ciò gli causò la cosiddetta “malattia dei cassoni“, meglio nota come malattia da decompressione che lo lasciò parzialmente paralizzato.

Non interruppe il progetto ideato dal padre e seguitò a dirigere i lavori da una finestra di Brooklyn, aiutato da un telescopio e dalla moglie Emily che riferiva agli operai le sue indicazioni.

Il ponte venne inizialmente chiamato “New York and Brooklyn Bridge” (“Ponte di New York e Brooklyn”), poi divenne “East River Bridge” (“Ponte di East River”) finché venne ufficialmente chiamato “Brooklyn Bridge” (“Ponte di Brooklyn”) nel 1915.

Articolo di: Pietro Frattini



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