Le piantagioni di banane nel mondo stanno per sparire

Le piantagioni di banane al mondo stanno per sparire

Una malattia in rapida diffusione minaccia l’esistenza delle banane che per la seconda volta rischiano di sparire completamente dai nostri mercati.

La storia delle banane inizia nel Sud Est asiatico, dove ancora oggi si trova la più alta diversità di specie selvatiche e varietà coltivate. Alcune sono rosse, altre verdi, lunghe o corte, dolci o meno.

Nonostante questa grande varietà, quasi tutte le banane che mangiamo derivano da sole due specie selvatiche selezionate per la mancanza di semi che  rende la polpa morbida e fa delle banane i frutti più popolari al mondo, ma ha anche importanti conseguenze sulla genetica della specie.

Le piante sono di fatto sterili e si possono propagare unicamente per trapianto dei polloni emersi dal tronco della pianta madre, così che in un’intera piantagione si trovano solo cloni identici. Alle caratteristiche riproduttive delle piante si sono aggiunti i particolari gusti dei consumatori occidentali, ai quali piace avere frutti sempre uguali, dolci e facilmente conservabili.

Quando nel diciannovesimo secolo si trovò una varietà che rispondeva a queste preferenze, questa si diffuse rapidamente in tutto il mondo con il nome di Gros Michel. Piante geneticamente identiche di questa varietà rappresentavano la maggior parte delle banane coltivate, e la quasi totalità di quelle importate in Europa e negli Stati Uniti.

Questo sistema ha soddisfatto i mercati mondiali per decenni, fino a quando la scarsissima variabilità genetica dei banani si è fatta sentire nel peggiore dei modi, con un’epidemia causata da un fungo che poteva facilmente attaccare tutte le coltivazioni di Gros Michel del mondo che, in quanto identiche, erano tutte ugualmente incapaci di rispondere all’infezione.

La malattia è stata per la prima volta diagnosticata in una piantagione panamense e, da allora, la patologia che avrebbe sterminato le banane Gros Michel entro il 1960 è chiamata malattia di Panama.

Il fungo Fusarium oxysporum che ne è la causa attacca le piante dalle radici e penetra nei tessuti vascolari bloccando il trasporto di acqua e nutrienti. Il fusto marcisce, le foglie ingiallite appassiscono e in breve tempo la pianta muore. Ma la caratteristica più temibile di questo fungo è la sua longevità. Dopo che una pianta di banano è stata contagiata, le spore sono liberate nel terreno dove possono sopravvivere per decenni. Un’unica infestazione richiede l’abbandono del campo contagiato perché ciascuna nuova pianta sarebbe immediatamente attaccata dalle spore presenti nella terra. Gli unici trattamenti efficaci hanno un effetto tanto negativo sull’ambiente che sono stati proibiti praticamente ovunque.

Dopo questa prima epidemia le banane erano sparite se non fosse per  le Cavendish, oggi tutte le banane derivano geneticamente da un unico esemplare cresciuto nel 1835 nell’improbabile località del Derbyshire, nel giardino del castello Chatsworth House.

Non ho mai avuto la fortuna di assaggiare una Gros Michel, ma chi l’ha fatto giura che in termini di dolcezza e dimensioni queste superassero di gran lunga le Cavendish di cui dobbiamo accontentarci oggi.

La scomparsa delle Gros Michel non è stata una lezione sufficiente a convincere i produttori di banane della fragilità delle loro monoculture, e neanche per i consumatori che amano trovare sempre la stessa banana sui banchi del mercato. Così, a cinquant’anni di distanza, la storia si ripete e ci troviamo di fronte a una nuova epidemia.

Per tutti questi anni, il Fusarium ha atteso nella terra incapace di attaccare le nuove varietà, ma ora si presenta come un nuovo ceppo, chiamato Tropical Race 4 (TR4), pericoloso per le Cavendish almeno quanto il suo predecessore lo era per le Gros Michel.

Il fungo parassita non conosce confini e può essere facilmente trasmesso attraverso l’acqua e la terra, con un’inondazione o degli stivali contaminati. La malattia di Panama da TR4 colpisce la Cina, l’Indonesia, la Malesia, le Filippine e l’Australia, ma sono già stati registrati casi in Medio Oriente e in Africa.

Per gli esperti la domanda non è se la malattia raggiungerà il Sud America, ma quando. 

Al momento non esistono varietà di banane considerate valide sostitute della Cavendish, e per questo è essenziale limitare la diffusione del fungo per proteggere le piantagioni e le persone che ci lavorano.

Articolo di: Pietro Frattini



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