Una bambina contro Stalin

Una bambina contro Stalin

Quella di Gino de Marchi è una storia brutta, perché è la storia di tanti italiani che sognavano un mondo diverso e sono stati inghiottiti dalla follia Stalinista.

Gino, classe 1902, perde il padre a 14 anni. Per aiutare la famiglia, dalla sua Fossano si sposta a Torino e comincia a fare l’operaio quando ancora non ha un pelo sul viso.

La fabbrica, gli scioperi, la Grande Guerra. Questo ragazzo del cuneese diventa socialista e dopo aver conosciuto Antonio Gramsci aderisce alla scissione del Partito Comunista d’Italia. Ha solo diciotto anni quando, durante il biennio rosso, partecipa all’occupazione delle fabbriche.

Ed è proprio in quel periodo concitato di scontri e rivendicazioni che Gino viene arrestato dai carabinieri.
Duramente pressato dagli uomini dell’Arma che minacciano di rivalersi su sua madre, il ragazzo confessa il nascondiglio di un covo di armi nella sua Fossano. I dirigenti del PCI non glielo perdonano e lo mandano, formalmente come rappresentante della Gioventù Comunista, in Unione Sovietica. In realtà sanno bene cosa gli capiterà.

Qui viene arrestato dall’NKVD, la polizia politica, con l’accusa di essere una spia fascista. Lo spediscono nel campo di lavoro dell’ex monastero di S. Andronico, dove si prende la tubercolosi. Avrebbe finito li i suoi giorni se Antonio Gramsci non avesse formalmente scritto alle autorità sovietiche per richiedere il rilascio dell’amico e garantire sulla sua buona fede.

Libero ma non riabilitato completamente De Marchi inizia a lavorare come regista alla Mostech’film, la casa di produzione dei documentari in cui vengono propagandati i successi del regime. Intanto incontra Vera, una ragazza russa. Si innamorano, si sposano ed hanno una bimba Luciana.
Insomma la vita, pur con mille difficoltà, sembra prendere il verso giusto.

E invece no, perché intanto arriva il periodo delle “Grandi Purghe” staliniane, e Gino finisce nuovamente nel mirino dell’NKVD. L’accusa è sempre la stessa. Confessa sotto la spinta delle minacce rivolte a moglie e figlia, così come quindici anni prima lo aveva fatto per proteggere la madre. Questa volta però le accuse sono totalmente infondate.

L’anno seguente, dopo che Antonio Gramsci era ormai defunto, De Marchi venne fucilato nel poligono di Butovo. Aveva appena trentasei anni.
Solo dopo la destalinizzazione la sua figura sarà riabilitata, ma si dovranno aspettare gli anni novanta e il crollo dell’Unione Sovietica per sapere tutta la verità sulla sua morte.

La storia di Gino de Marchi è stata giustamente posta all’attenzione collettiva grazie al grande lavoro di ricerca di sua figlia Luciana. Classe 1924, si è battuta tutta la vita per scoprire la verità sulla fine del padre e per farne conoscere la vicenda. La sua vicenda è raccontata nel libro di Gabriele Nissim “una bambina contro Stalin”.

Articolo di: Antonio Schivardi



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