Mussolini crea, senza volerlo, la prima località gay friendly d’Italia

Mussolini crea la prima località gay friendly d’Italia

Durante il fascismo con l’espediente dell’”offesa al pudore” vennero messe in moto vere e proprie squadre anti-gay che lavoravano in incognito, pedinando e intercettando, con il solo fine di incastrare queste persone e di arrivare a una loro condanna al confino.
Ventotene, Ustica, Favignana: queste alcune delle isole dove venivano spediti, con reclusioni che potevano durare fino a cinque anni.

Ci fu un caso in cui il provvedimento fascista si trasformò in un’esperienza di libertà.

Accadde a San Domino, piccola isola delle Tremiti, dove 45 confinati catanesi, nel 1939, diedero vita, di fatto, alla prima colonia gay della storia italiana.

Filippo, Girolamo, Marcello, Gioacchino e altri gay catanesi vennero trasferiti sull’isola delle Tremiti a partire dal maggio di quell’anno. Le loro storie sono ricostruite da Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio nel libro La città e l’isola, omosessuali al confine nell’Italia fascista, pubblicato da Donzelli Editore.

I confinati a San Domino vivevano in condizioni terribili: non esistevano case private nelle quali abitare e la notte la trascorrevano rinchiusi in grandi camerate prive di servizi igienici. Fuori c’erano i carabinieri che di giorno li controllavano a vista, mentre di sera chiudevano a chiave le stanze e lasciavano l’isola, per poi fare ritorno la mattina dopo.

Se le condizioni igienico-sanitarie non mutarono nel corso dei mesi di prigionia, con il tempo i regimi di controllo si attenuarono e per i prigionieri dell’isola il confino si trasformò sempre più in un’occasione di emancipazione.

“Sull’isola puoi finalmente essere un gay, esserlo apertamente dalla mattina alla sera, tranne per un particolare: non puoi fare una delle principali cose che un gay fa, ciò che, in un certo senso, lo definisce – non puoi andare col maschio”, spiega una testimonianza nel libro. “O non potresti. Perché poi, il modo si trova”.

Fu così che l’isola divenne teatro di corteggiamenti, adulazioni e innamoramenti, che coinvolsero anche i carabinieri di guardia. Aldo, uno dei prigionieri, racconta di un catanese che era oggetto di invidia perché aveva una relazione con uno dei sorveglianti: stavano sempre insieme, l’uno cucinava per l’altro, lo accudiva e in certi momenti della giornata “facevano qualche cosa”.

Col tempo anche i pochi abitanti originari dell’isola cominciarono ad abituarsi alla presenza degli omosessuali: si creò un clima di integrazione che vedeva spesso i confinati lavorare per i commercianti locali.

C’era Filippo che teneva le mucche a qualche isolano o andava in giro a raccogliere fichi per rivenderli in paese; Marcello dava una mano allo spaccio dell’isola, mentre altri andavano per funghi, o facevano la carbonella da rivendere agli isolani. E poi c’era Peppinella, che si ritrovò a fare il sarto addetto alle divise dei carabinieri di stanza a San Domino.

Senza volerlo, Mussolini aveva dato luogo alla prima località gay friendly d’Italia.

Il 28 maggio del 1940 il capo della polizia Bocchini, in accordo con il Duce, stabilì la fine del confino a San Domino. La motivazione era semplice: l’Italia era in guerra, servivano uomini e spazi di detenzione.

Il 7 giugno i confinati lasciarono l’isola e, a sorpresa, lo stato d’animo di molti di loro non fu dei migliori. Come racconta Peppinella “alcuni [di noi] al momento della partenza scoppiarono a piangere. In fondo, si stava meglio là che qua. Se eri femminiella non potevi manco uscire fuori di casa”.

San Domino per mesi divenne un’isola deserta, poi fu trasformata, l’autunno successivo, in un campo di internamento dove vennero reclusi politici anti-regime ed ebrei.

Articolo di: Pietro Frattini



Personaggi citati nell'articolo

Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento