Navi di emigranti Italiani respinte dai porti

Italiani dal Nord al Sud morti nella ricerca di una vita migliore

Tra il 1860 e il 1910 sono state registrate più di 20 milioni di partenze dall'Italia nella ricerca di una vita migliore. Un numero impressionante se si considera che solo nel primo periodo partirono circa 14 milioni di persone (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), a fronte di una popolazione italiana che nel 1900 giungeva a circa 33 milioni e mezzo di persone.

La fuga dall’Italia in cerca di fortuna interessò inizialmente le regioni settentrionali più povere e stremate dalle guerre Austriache, con tre regioni che fornirono da sole più del 47% dell'intero contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli-Venezia Giulia (16,1%) ed il Piemonte (13,5%).

Per lo più analfabeti e poveri hanno subito naufragi, blocchi, espulsioni. Migliaia di morti nella vergogna che devono essere ricordati per comprendere meglio il passato e il futuro.

Furono centinaia i morti di colera tra i 1.333 passeggeri della Matteo Bruzzo, salpata da Genova nel 1894, respinta a cannonate dalle autorità uruguayane e costretta a smaltire l’epidemia girando per i mari con il suo carico di morte.

Stessa sorte per il piroscafo Remo respinto dalle autorità sanitarie brasiliane che avevano riscontrato a bordo la presenza di una epidemia di colera e, sotto la minaccia delle armi, costretto a far rotta verso l’Italia. Dopo 65 giorni di agonia durante i quali, fra indicibili sofferenze, 96 passeggeri persero la vita, i superstiti stremati, febbricitanti e affamati arrivarono nel porto di Napoli.

Trentaquattro furono i morti per la fame sul Carlo Raggio nel 1888 e altri 206 sei anni dopo per il colera e il morbillo.

Nel 1891 il bastimento inglese, Utopia, partito da Trieste, va ad affondare per una manovra sbagliata nel porto di Gibilterra. Muoiono 576 persone degli 813 migranti che vi erano a bordo, quasi tutti italiani.

Nel 1898 ad affondare è un piroscafo francese, il Bourgogne, a causa di una collisione con un veliero inglese. Perirono 549 passeggeri, anche questi quasi tutti italiani.

Nel 1906, sulle coste spagnole, il vapore Sirio, partito da Genova carico di emigranti italiani diretti in Brasile, affonda sulle coste di Cartagena. Ufficialmente si dichiarano 292 morti, ma trattandosi di poveri migranti, il cui interesse, rispetto ad altri accadimenti dell’epoca, non è significativo, si nasconde, per ragioni assicurative la verità. Secondo alcuni studiosi i morti vanno conteggiati nell’ordine di 400-500 persone.

Stesso destino, molti anni dopo, anche per la Principessa Mafalda, nave storica della marina commerciale, ma ridotta ad una bagnarola, nel suo ultimo viaggio verso il Brasile, piena di migranti. Al largo della costa brasiliana si inabissa e muoiono 657 passeggeri. La stampa d’epoca ne sminuisce il dramma arrivando a scrivere che c’erano state poche decine di morti.

Questo avveniva poco più di cento anni fa, pochi decenni prima della nascita di molti di noi. Ricordare il passato ci può rendere delle persone migliori.

Articolo di: Pietro Frattini



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