La strage di Montagna Longo, un disastro senza responsabili

La strage di Montagna Longo, un disastro senza responsabili

Il 5 Maggio 1972 località Montagna Longa, il Dc 8 classe 43  impegnato sul volo AZ 112 con 108 passeggeri più 7 uomini di equipaggio da Roma a Palermo si schianta al suolo.

Morirono tutti, lasciarono 98 orfani e 50 vedove.

Il perché quell’aereo si schiantò su un costone della montagna nei pressi di Punta Raisi sono in molti a chiederselo.

Sul volo muoiono Angela Fais, giovane cronista de “L’Ora” di Palermo che si occupava assieme al collega Giovanni Spampinato di diverse inchieste su malavita e neofascismo in Sicilia. Giovanni Spampinato verrà ucciso ad ottobre dello stesso anno da Roberto Campria, esponente della destra eversiva siciliana.

C'erano anche i giornalisti Alberto Scandone e Francesco Crispi e il giudice Alcamo consigliere di Corte d’Appello, Presidente della sezione speciale misure preventive. Proprio in qualità di presidente di quella sezione, il giudice Alcamo aveva fatto partire qualche giorno prima la richiesta di soggiorno obbligato per il costruttore edile Francesco Vassallo e Antonietta Bagarella, sorella di Leoluca e moglie di Totò Riina.

Le indagini della magistratura avvalorarono però frettolosamente la tesi dell’incidente collegato a un errore umano o problema tecnico al velivolo, indicando secondo le indagini il pilota come ubriaco, cosa che l’autopsia e l’esame tossicologico sui corpi di entrambi gli ufficiali di bordo escludeva categoricamente.

Attorno a questa tragedia ci sono stati tutti i presupposti per renderla uno dei tanti misteri della storia del nostro Paese. Tante le stranezze e le coincidenze che alimentano questi dubbi. Perché nella lista dei passeggeri e quindi tra le vittime c’era Stefano Alberto Volo, ma solo sulla carta, perchè a suo dire all’ultimo momento decise di non partire per Palermo e restare a Roma, in seguito riferì di essere stato consigliato di non prendere quell’aereo.

Stefano Alberto Volo è un’esponente di estrema destra coinvolto anche nella strage di Bologna, anni fa ad Eleonora Fais disse che Stefano Delle Chiaie esponente di Avanguardia Nazionale e vicino ai servizi segreti sapeva tutto di Montagna Longa.

Il commisario Peri che indagò sulla pista eversiva, inseriva il disastro aereo nella strategia della tensione in atto in quegli anni in Italia e che avrebbe in seguito portato anche ai tentativi di colpo di stato.

Un sabotaggio, ipotizza Peri, una strage voluta da quelle stesse forze terroristico-eversive che, in quegli stessi anni, stringevano il loro patto d'alleanza con la mafia trapanese.

L'ipotesi della strage è sostenuta da alcune "oggettive circostanze", il disastro si verificò alla vigilia delle elezioni politiche più travagliate dell'Italia repubblicana, sono gli anni di piazza Fontana, dell'Italicus e di piazza della Loggia.

Molti cittadini di Carini affermarono di aver visto un aereo in fiamme precipitare verso Montagna Longa.

Peri continua le indagini ma gli fanno il vuoto intorno, distruggendo la sua carriera, la sua onorabilità di servitore dello Stato. Il suo stesso questore Aiello descrive il suo rapporto all’autorità giudiziaria come “farneticante”.

Non basta che il 20 settembre 1977, mentre viaggia a bordo della propria Alfetta di servizio, si accorga che qualcuno gli abbia svitato i bulloni della ruota anteriore sinistra.

Peri chiese una scorta, ma invece dell'auto blindata gli arrivò un telex del ministero che lo destinava con effetto immediato ad un incarico di burocrazia nella questura di Palermo. Ed a Palermo, l'ex vicequestore di Trapani sarebbe morto, giusto in tempo per vedere definitivamente archiviato il suo rapporto dal giudice Cassata.

Il commissario non fece in tempo, invece, ad assistere all'esplosione del caso P2 e al ritrovamento dei tabulati del maestro venerabile Licio Gelli: avrebbe scoperto, nell'elenco dei piduisti proprio i nomi di Varchi e Cassata: il primo era il capo di gabinetto del questore Aiello a Trapani, e fu uno dei più accesi sostenitori del suo trasferimento "punitivo" a Palermo; l'altro, giudice istruttore presso il tribunale di Marsala, archiviò definitivamente il rapporto Peri.

A 45 anni dalla strage di Montagna Longa, non ci sono risposte, non c'è un verità ufficiale. Ancora oggi i parenti delle vittime vogliono sapere il perché di quella tragica fine, troppo simile a quella delle stragi di Ustica, di Bologna e di tante altre avvenute in Italia in quel periodo e rimaste tra i misteri del nostro Paese.

Articolo di: Pietro Frattini



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