Giudice Chinnici e la scorta uccisi dalla mafia

Giudice Chinnici e la scorta uccisi dalla mafia

Rocco Chinnici fu ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 126 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo, all'età di cinquantotto anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi.

L'unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l'autista. Ad accorrere fra i primi furono due dei suoi figli, ancora ragazzi.

Ad azionare il detonatore che provocò l'esplosione fu il killer mafioso Antonino Madonia.

Nel 1979 Chinnici, nominato consigliere istruttore, inizio' a dirigere da titolare l'ufficio in cui operava da tredici anni. E' in questo periodo che progetto' il lavoro di gruppo, una rivoluzione per gli uffici giudiziari, dando forma al primo nucleo di quello che sara' il pool antimafia. Accanto a se' volle tra gli altri due giovani magistrati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E' con loro che mise in cantiere le prime indagini di quelli che si caratterizzeranno come i piu' grossi processi per mafia degli anni Ottanta.

Per tutti, il "rapporto dei 161", la premessa del futuro primo maxiprocesso. Rocco Chinnici ebbe un'altra grande intuizione: aveva compreso, infatti, l'importanza della cultura della legalita' e della prevenzione e fu il primo magistrato a incontrare gli studenti delle scuole e delle universita'. Nel 2000 sono stati condannati all'ergastolo come mandanti, tra gli altri, i capi della cupola Toto' Riina, Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Salvatore Buscemi, Antonino Geraci, Giuseppe Calo' e Francesco Madonia.

Nel 2003 le condanne sono state confermate in Cassazione. La strage sarebbe stata voluta da Nino e Ignazio Salvo, i potenti esattori di Salemi su cui Chinnici indagava.

Articolo di: Valentina Rossi



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