Come nasce una teoria del complotto, le 8 fasi

Come nasce una teoria del complotto, le 8 fasi

Ogni teoria del complotto è perlopiù riassumibile come segue: “Loro™ vogliono tenerci nascosta una cosa terribile allo scopo di derubarci e/o controllarci e/o ucciderci tutti”.

Nota: per riconoscere una teoria del complotto è sufficiente osservare l’uso frequente del pronome “Loro”.

FASE 1: NASCITA
Per avere qualche possibilità di nascere e affermarsi, una teoria del complotto deve avere due caratteristiche fondamentali.

La prima: deve essere bello crederci. “Bello” non nel senso che dica cose belle, anzi di solito queste teorie dicono cose terribili, ma nel senso che ci rassicuri nelle nostre certezze (“è tutta colpa Loro”) e offra spiegazioni semplici a problemi complessi (“non c’è niente da capire, sono Loro”).

Una teoria del complotto che dicesse “quello che ci tengono nascosto è che sei un cretino” avrebbe scarsissime probabilità di diffondersi.

La seconda importante caratteristica di una buona teoria del complotto è che a metterla in giro deve essere uno scienziato o, in mancanza di meglio, uno che si spacci come tale.

È davvero curioso: grazie a queste teorie una persona può sfogare tutta la sua avversione per la scienza, eppure quella stessa persona ha bisogno di illudersi di stare seguendo la scienza.

Tipo che la sperimentazione animale è inutile (Marco Mamone Capria, matematico, Università di Perugia), che i vaccini contengono metalli pesanti (Maria Antonietta Gatti, fisico, Università di Modena-Reggio Emilia), che l’AIDS si può curare con lo yogurt (Marco Ruggiero, biologo molecolare, Università di Firenze) e così via, e poi pubblicano i loro risultati non su riviste scentifiche, ma su riviste open access, sui loro blog, su Facebook, sui libri di Feltrinelli o Einaudi o eccetera.

FASE 2: DIFFUSIONE
Non è detto che una teoria del complotto percorra tutte le fasi qui elencate, alcune teorie nascono e muoiono nel giro di un meme, ma in ogni caso, se una teoria riesce a sopravvivere, il suo percorso sarà questo.

La fase 2 di una teoria del complotto è la sua diffusione. A differenza delle teorie scientifiche, che si diffondono perché sono convincenti, le teorie del complotto si diffondono semplicemente perché vengono ripetute, esattamente come le leggende metropolitane. Questo è stato spiegato molto bene da Martin Heidegger nel 1927, quando in “Essere e Tempo” ha descritto il funzionamento di Facebook.

Ci potevano volere anni prima che una storia si diffondesse in un numero sufficientemente preoccupante di persone, con i giornali ci vuole qualche mese, con la TV settimane. Oggi scrivi su Facebook “A MORTE LE STREGHE” e due minuti dopo stanno già allestendo un rogo a Sydney.

FASE 3: MOBILITAZIONE
Gruppi più o meno organizzati iniziano a manifestare, protestare e fare altre cose rumorose, mentre i partiti politici di tutte le tendenze li snobbano senza pietà, magari col solenne suggello di un comunicato Presidenziale: “dare credito a una simile cosa mette in pericolo il futuro dei nostri figli”.

FASE 4: APPROFITTAMENTO
Tutto questo tenderebbe pian piano a scomparire, se non fosse che un giorno a qualcuno viene in mente che con questa teoria ci si possono fare i soldi. Al momento non sono molti quelli che la conoscono e ci credono, forse sono solo lo 0,1%, ma lo 0,1% di 60 milioni è 60 mila, e se uno riesce a vendere un rimedio anti-complotto o un libro pro-anti-complotto anche solo alla metà di queste persone a un prezzo di, diciamo, 10 euro, fanno 300 mila euro.

FASE 5: DIBATTITO
L’esistenza di un approfittatore dotato di discrete capacità retoriche e possibilmente carisma (in gergo tecnico “ciarlatano”) genera dibattiti televisivi. Qui, alla presenza di un conduttore, si confrontano il ciarlatano e un esperto a caso preso fra le migliaia di esperti esistenti al mondo. Il conduttore dovrà mostrarsi imparziale, cioè mettere il ciarlatano e l’esperto sullo stesso piano. Il ciarlatano insulta, sghignazza, fa il verso della mucca, ma, il solo fatto che sia in televisione a parlare con una persona seria, lo rende automaticamente serio. I ciarlatani vivono della serietà riflessa dalle persone serie che si mettono a discutere con loro. Questo genera proseliti.

FASE 6: PARTITO
Quando la percentuale di persone che credono alla teoria del complotto supera la soglia di sbarramento per le elezioni politiche, appare almeno un partito che ne sostiene la causa.

FASE 7: MAINSTREAM
Il suddetto partito piace e il motivo per cui piace, si dice, è che dice le cose come stanno, cioè insulta, sghignazza e fa il verso della mucca. Questo fa sì che tutti gli altri partiti cambino improvvisamente atteggiamento: “ignorare un simile tema mette in pericolo il futuro dei nostri figli”.

FASE 8. FINALE
L’ottava e ultima fase di una teoria del complotto e nella migliore delle ipotesi lo spreco di soldi pubblici (es. Ci sono state negl iultimi anni 23 interrogazioni parlamentari sulle "scie chimiche" e 2 congressi al senato sullo stesso argomento, nel mondo nel solo 2015 si sono contati 143 congressi sulla "terra piatta" etc.), nella peggiore centinaia di morti.

Articolo di: Luca Scuriatti



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