La camorra uccide Giancarlo Siani

La camorra uccide Giancarlo Siani

Il 23 settembre 1985 moriva Giancarlo Siani, ammazzato dal clan Nuvoletta per aver svelato, in pochissime righe in un articolo di giornale, i nuovi equilibri tra i clan di camorra e ciò che si nascondeva dietro l'arresto del boss Valentino Gionta.

Subito dopo il suo omicidio tutta Napoli, con pochissime eccezioni, iniziò a dubitare: "Ma chi, Siani? Impossibile sia stato ucciso dalla camorra, non era nemmeno un giornalista professionista!", "Chi, Siani?

Dicono se la facesse con la donna di Luigi Giuliano, ecco perché è stato ucciso..."
Si arrivò a ipotizzare che Giancarlo fosse stato ucciso perché, frequentando una casa chiusa di via Palizzi, aveva scoperto un giro di prostituzione che coinvolgeva esponenti della borghesia napoletana e camorristi. Piste sbagliate alimentate dal tentativo di infangare la memoria di Giancarlo.

I suoi genitori dovettero scontrarsi con il fango di una città che sovente non vuole riconoscere i suoi mali né tantomeno accettare chi li denuncia se non dopo morto (ammazzato, possibilmente). Divisa tra il negazionismo del potere camorrista da parte della borghesia conservatrice e lo strepitio di quella progressista, che spinge lo sguardo a osservare il bello e non il brutto, sostanzialmente riconfermando l'omertà sotto una veste più furba.

Solo nel 2001, sedici anni dopo la sua morte, la sentenza di Cassazione confermò che Giancarlo era stato ucciso per ciò che aveva scritto, per i suoi articoli, per il suo lavoro.
Paolo Siani, sua moglie, i loro figli e pochissimi altri hanno custodito il talento di Giancarlo e, quindi, la sua vita.

Oggi dobbiamo ricordarlo non come un semplice testimone, ucciso quasi per caso perché inciampato in una storia più grande di lui, come le cronache del tempo lo descrivevano, ma come un talento del giornalismo, dotato di capacità di analisi e profonda comprensione dei fenomeni mafiosi.

[Dal profilo Facebook di Roberto Saviano]

Articolo di: Pietro Frattini



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