La bambina uccisa dopo la guerra

La bambina violentata è uccisa dopo la guerra

La guerra è sempre una follia, non ha mai ne vinti né vincitori ma solo persone che odiano i propri fratelli e smettono di essere umani.

Questa storia ha subito lo scempio di essere strumentalizzata per fini di presunta appartenenza invece di lasciare alla memoria per evitare che certe cose ricapitino.

Aveva solo 13 anni Giuseppina Ghersi quando entrarono a casa sua dei partigiani (o meglio dei delinquenti vestiti da partigiani) e la portarono al Legino.

Il Legino era un campo di concentramento dove venivano in quei confusi anni portati tutti quelli che si ritenevano appartenenti o collaboratori del fascismo.

Oggi è facile giudicare ma in quel momento storico non si avevano certezze o stabilità, la linea di comando sia militare che giuridica era frammentata e la giustizia era tristemente delegata a organizzazioni locali.

Questi campi di concentramento nel dopoguerra ben descritto nel libro “Memorie dei parroci della diocesi di Savona – Noli della Seconda guerra”  del quale riportiamo un periodo: «Spesso mi recavo a Legino per visitare i detenuti nel campo di concentramento e celebrarvi la messa nei giorni festivi. Comandante di questo campo era un certo Rossi di Legino che in seguito credo sia diventato pazzo. Il campo era affidato ai partigiani comunisti; i detenuti erano fluttuanti attorno alla ventina; era un via vai di gente che oggi c’era e domani non si sapeva più nulla di loro.»

La ragazza dopo diversi giorni venne uccisa. La sua presumibile “colpa” era quella di aver vinto un concorso a tema ricevendo, via lettera, i complimenti da parte del segretario particolare di Mussolini.

Nessuno della famiglia Ghersi era iscritto al Partito Fascista, ma negli anni si attribuirono colpe o accuse che non tolgono l’orrore della vicenda.

Il padre farà esposto alla Repubblica e ha riconosciuto in Gatti Giuseppe nato a Barolo il 20 novembre 1920 residente  Bergeggi come l’autore materiale dell’omicidio.

Il mondo non si deve mai dividere in partigiani è fascisti o destra e sinistra, ma in delinquenti è persone oneste. 

La cosa che rende più triste questa storia e che dopo 60 anni non si usa come esempio e lezione per capire la follia della guerra ma si utilizza da entrambe le parti per attribuire o falsificare o disconoscere informazioni.

Articolo di: Filippa Marinetti



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