Omicidio della Mano Nera

Omicidio della Mano Nera

La Mano Nera (in lingua inglese Black Hand) erano delle bande che praticavano estorsioni all'interno delle comunità italiane nelle città statunitensi all'inizio del XX secolo.

Uno dei delitti più atroci compiuti dalla mano nera avvenne nel paesino di Péllaro nei pressi di Reggio Calabria il 4 settembre del 1910.

Un emigrante calabrese a New York, partecipa a una rapina organizzata dal clan mafioso al quale si è affiliato per poter sopravvivere. Il colpo fallisce e la polizia lo cattura.

Sotto promessa della libertà fa il nome dei suoi complici pur conoscendo il rischio a cui va incontro. A seguito della delazione ottiene la libertà come promessogli, ma consapevole che lo "sgarro" equivale alla condanna a morte da parte dell' organizzazione mano nera cui appartiene, lascia gli USA e con l'intera famiglia rientra in Calabria nella speranza di sottrarsi alla vendetta dei compagni.

Si sbaglia. La notte del 4 settembre 1910 uno o più malviventi mascherati penetrano nella sua abitazione e lo uccidono barbaramente con asce e coltelli e sterminano tutta la famiglia, composta dalla moglie e da sei figli, il più piccolo dei quali ha appena quattro mesi.

Si racconta che i vicini, accorsi alle grida, udirono una delle bambine invocare con voce rotta dal pianto: "zio non mi ammazzare", ma invano. Nessuno parlò e gli assassini rimasero sconosciuti alla giustizia.

Nel romanzo Vita di Melania G. Mazzucco ambientato nella New York di inizio Novecento vengono descritti vari episodi criminosi legati alla Mano Nera.

Articolo di: Pietro Frattini



Stiamo inviando il tuo commento.

Lascia un commento