Stonehenge è un'opera del XX secolo

Stonehenge è un

All'alba del solstizio d'estate si può vedere il perfetto allineamento del sole che sorge sulle pietre millenarie di Stonehenge ma tale precisione è opera di una gru degli anni '60.

Scavatrici, corde e cemento hanno ricostruito, spostato, innalzato, sistemato, riallineato quei monoliti che milioni di "fedeli" presumono intatti, e ne adorano la mistica geometria.
Sistemare un monumento traballante non è un reato. Gli archeologi l'hanno fatto sempre e dovunque. Quelli inglesi in modo un po' più vigoroso degli altri.

Nel 1919, l'anno dopo che Sir Cecil Chubb, proprietario del terreno, vendette il tutto al governo per poco più di 6000 sterline, sei grandi pietre furono rimosse e innalzate in posizione verticale, agli ordini dell'energico Colonnello William Hawley, entusiasta membro della "Stonehenge Society".
Altri tre monoliti furono spostati da una gru nel 1959, a uno dei giganteschi "trilithons" venne messo un cappello di pietra nel 1958 e l'ultimo lavoro risale al 29 agosto 1964 quattro pilastri neolitici cambiarono di posto.

La Stonehenge che vediamo oggi è un'opera del XX secolo, senza nulla togliere a un luogo archeologico di inestimabile valore, la sua configurazione attuale è totalmente ricollocata. Come scritto dagli archeologi dell'English Heritage:«Pochissime pietre sono ancora esattamente nel posto dove furono erette millenni fa».

Quello che avremmo visto sarebbe sempre di forte interesse però più simile ai dipinti di Constable e Turner, che raffigurano una distesa di enormi pietre rovesciate, sradicate dal tempo, smosse dalle intemperie senza quella perfezione geometrica che ora vediamo.

Fino agli anni '60 i depliant erano un po' più onesti su questo fatto, ora anche grazie a Internet la leggenda dilaga in tutto il mondo.
E' per mettersi in asse con quei pochi millimetri che ogni anno, il 21 di giugno, migliaia di giovani in cerca di un'esotica trascendenza si azzuffano a sangue senza in realtà un vero motivo. Rimane però un posto da visitare ricco di storia e di fascino.

Articolo di: Pietro Frattini



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