Il furto della Monna Lisa

Furto Monna Lisa

Tra le sette e le otto di mattina del 21 agosto 1911 La Monna Lisa di Leonardo, il dipinto più famoso al mondo, era nel cassetto di un mobile non distante dal Louvre. Ci sarebbe rimasta un paio d’anni.
Vincenzo Peruggia, trentenne emigrato oltralpe vita dura aveva trovato un posto in una ditta che si occupava della manutenzione interna del Louvre, e per questo era titolato all’ingresso.
Pare che abbia approfittato della scarsa vigilanza dell’alba di un giorno di chiusura agostano per introdursi nel Salon Carrè deserto e semplicemente staccare il quadro, che si trovava allora tra un Correggio e un Tiziano, rimuovere la cornice, nascondere la tavola di 77x53 centimetri sotto il camiciotto da operaio e ritorna a casa, in Rue de l’Hopital Saint Louis.
Le indagini e le ricerche procedono a tambur battente, Monna Lisa sta nascosta nel tavolino di Peruggia mentre si accusano addirittura il poeta Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso, rei di aver posseduto alcune statuette fenicie provenienti dal Louvre (Apollinaire per questo motivo passò qualche giorno in carcere).
Nell’autunno 1913 si rivolge al fiorentino Alfredo Geri, ponendogli tra l’altro la condizione che il quadro resti in Italia (oltre a una ricompensa di mezzo milione di lire di allora). Quest’ultimo, allarmato, avvisa il direttore degli Uffizi, Giovanni Poggi, e i due combinano un incontro.
La polizia viene immediatamente informata e alla fine la Gioconda recuperata e Peruggia arrestato. Nella foto il momento del ritrovamento dell'opera.

Il processo si concluderà con una condanna mite. L’imbianchino di Dumenza, professatosi patriottico e desideroso solo di restituire il capovaloro alla sua Patria, diventa a suo modo famoso. Morirà di infarto a 44 anni, in Francia, dopo aver combattuto durante la Prima Guerra.

Articolo di: Luca Scuriatti



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