Bolle di informazione, internet come mezzo di disinformazione di massa

Bolle di informazione

Evan Williams fondatore di Twitter in un’intervista al New York Times del 21 maggio 2017: «Internet favorisce gli estremi. Pensavo che il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi. Mi sbagliavo. Trump ha detto che senza Twitter non sarebbe stato presidente? Se così fosse, mi spiace. Davvero»

La molteplicità di fonti e quindi di letture possibili, la prepotente entrata dei social come strumento d'informazione, l'esplosione delle possibilità di interazione al di là dello spazio fisico condiviso, il ruolo degli influencer - il cui peso è determinato più dalla popolarità che dalla competenza - sembra stare alimentando dinamiche di frammentazione e segregazione in vere e proprie "bolle informative".

L'architettura del web non è fatta per supportare la qualità, ma la quantità. I sistemi basati sulla pubblicità premiano inevitabilmente l'attenzione di molti utenti. Non possono premiare la risposta corretta. I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità ma il mercato non procede in quella direzione.

Social e motori di ricerca studiano i nostri gusti, le nostre preferenze, i nostri orientamenti etici e politici, le nostre abitudini ed in base a queste ripropongono,per massimizzare il ritorno economico, nei nostri stream contenuti di "nostro interesse".
Contenuti che, di fatto, confermano le nostre posizioni, pensieri, opinioni e ci costruiscono attorno "barriere" di informazioni sempre più impermeabili, la cui resistenza non ha più a che fare con la consistenza del contenuto, la sua coerenza o la sua logica, ma con le nostre ideologie.

Ho fatto personalmente un esperimento (già replicato da altri più volte negli ultimi anni) e con un profilo falso per circa 7 settimane ho letto e cercato contenuti italiani di estrema destra (non entro nel merito politico ma solo sociologico). E' un esperimento replicabile, sempre da un account "vergine", su scelte vaccinali o metodi alternativi di cura del cancro.

Dopo 4 settimane il mondo che mi circondava nella rete (google news, facebook, post sponsorizzati etc.) aveva un incredibile carattere estremista conforme a un pensiero unico. 

Una persona che quindi ha un determinato pensiero viene confortata dalla rete poiché crede che la maggioranza abbia un pensiero conforme al suo e non trova minimamente spunti o riflessioni alternative se non come palese dimostrazione di errore e quindi di ulteriore conferma del suo pensiero che tende così ad estremizzassi.

L'unica strada è prendere consapevolezza dell'esistenza delle "bolle" ma ritengo che sia uno sforzo non applicabile alla massa che tende a subire l'informazione invece che cercarla.

E compito quindi delle grandi multinazionali correggere questa anomalia informativa ma la storia insegna che non è l'etica ma il denaro a fare i grandi cambiamenti quindi dobbiamo attendere un nuovo modello/ sito che premi la qualità alla quantità.

Articolo di: Luca Scuriatti



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