La parola Genocidio

genocidio

Molte parole nascono dopo che un concetto o un evento ne richiedano la definizione.

Sembrerà strano ma la parola "Genocidio" oramai tristemente utilizzata è stata coniata dall'avvocato Rapael Lemkin nel 1944.

La Società delle Nazioni definiva "Barbarie" (lo sterminio di un'etnia) e "vandalismo" (la distruzione della cultura di un'etnia) 

Perse circa 49 dei suoi familiari più stretti nell'Olocausto, fra gli oltre 3 milioni di ebrei polacchi sterminati durante l'occupazione nazista per le leggi promulgate da Hitler. Alcuni membri della sua famiglia morirono in aree polacche annesse dall'Unione Sovietica. Gli unici familiari europei di Lemkin a sopravvivere furono suo fratello, Elias, e sua moglie con i due figli, che furono mandati in un campo di lavoro forzato sovietico.

Nel 1944, conia il termine genocidio, che deriva da genos (greco per famiglia, tribù o razza) unito al suffisso -cidio (latino per uccisione). La prima pubblicazione in cui apparve il neologismo fu Axis Rule in Occupied Europe: Laws of Occupation - Analysis of Government - Proposals for Redress, uscita nel 1944.

Dopo l'Olocausto, Lemkin promosse la promulgazione di leggi internazionali che definissero e proibissero il genocidio, e raggiunse il suo obiettivo nel 1951, quando entrò in vigore la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di Genocidio, che definisce la fattispecie giuridica del genocidio come:

    Ciascuno dei seguenti atti effettuato con l'intento di distruggere, totalmente o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:

    (a) Uccidere membri del gruppo;
    (b) Causare seri danni fisici o mentali a membri del gruppo;
    (c) Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
    (d) Imporre misure tese a prevenire le nascite all'interno del gruppo;
    (e) Trasferire forzatamente bambini del gruppo in un altro gruppo;

Articolo di: Pietro Frattini



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