Cavour e le radici del Barolo

Cavour Barolo

Cavour è riuscito a lasciare una traccia anche nella storia del vino.

Di fatto, si deve a lui e alla Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo la grandezza ed il prestigio del Barolo.

Facendo un passo indietro, il Nebbiolo di quelle terre prima dell’arrivo del Conte e della Marchesa, si presentava come un vino chiaretto, abboccato e di scarsa conservabilità.

L’obiettivo di questi due grandi personaggi fu quello di creare un vino elevabile allo stesso rango dei vini Bordeaux e di Borgogna, dei nostri cugini francesi e che fosse possibile esportare e far conoscere al mondo.

Per l’appunto, fu richiesta nel 1840 la consulenza di un grande enologo francese, il Conte Louis Oudart, il quale ne migliorò la tecnica di fermentazione, creando un vino maggiormente secco e di lungo affinamento.

Inoltre, qualche anno più avanti il Barolo tornò utile a Cavour nelle sue mosse politiche.

In particolare, si narra che la bellissima Contessa di Castiglione fu inviata da Cavour a Parigi al “cospetto” di Napoleone III con casse e casse di Barolo.

Infatti, il fascino della Contessa e forse anche il Barolo portarono l’Imperatore a sostenere la causa dell’indipendenza italiana, appoggio a cui teneva in modo particolare il Conte di Cavour.

Articolo di: Pietro Frattini



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